Lo sapevate che i francesi bevono volentieri Prosecco italiano?
Ebbene sì: tra il 2024 e il 2025 le vendite verso i “cugini d’oltralpe” sono letteralmente corse, con un aumento dei volumi del +21,4% e dei valori del +15,5%. Un segnale forte di come il vino italiano stia guadagnando terreno anche rispetto ai suoi storici concorrenti.

Tra Rauscedo e San Vito al Tagliamento ho vissuto due momenti diversi ma legati da un unico filo conduttore: il vino come cuore di un’economia che innova, cresce e si assume responsabilità.
A Rauscedo, il confronto si è concentrato soprattutto sulle varietà di Glera e sulla loro evoluzione nei vigneti PIWI. Con questo termine si indicano varietà di vite “resistenti” (dall’acronimo tedesco Pilzwiderstandsfähig), selezionate per ridurre drasticamente i trattamenti contro le principali malattie fungine.
Nel caso della Glera significa lavorare su nuove selezioni che mantengano l’identità del Prosecco, ma con un’impronta più sostenibile e competitiva. Da qui nascono nuove espressioni di vino e di spumantizzazione, pensate per rispondere alle richieste di qualità, salubrità e rispetto del territorio che arrivano dai mercati internazionali.
A San Vito al Tagliamento, all’inaugurazione della nuova sede di Triveneta Certificazione, questa spinta all’innovazione ha trovato una traduzione concreta: consorzi ed enti di controllo riuniti in un unico polo per rafforzare certificazione, tracciabilità e trasparenza .
Non solo regole, ma un segno tangibile dell’assunzione di responsabilità dei produttori verso i consumatori e verso il mondo.
Due tappe, un’unica visione: il vino al centro di un sistema economico che investe nella Glera del futuro, costruisce fiducia con controlli condivisi e consolida la propria posizione sui mercati globali come modello credibile, sostenibile e competitivo.





