Parto con complicanza rara per un’embolia da liquido amniotico: salvata in ospedale a Pordenone.

Capita tra le due e le sei volte ogni 100.000 parti però accade. Questa volta per fortuna è successo dove, grazie alla presenza di attrezzature idonee e degli operatori sanitari, tutto era pronto per porre rimedio all’imprevisto salvando una vita: una buona notizia.
Quanto accaduto nei mesi scorsi e reso noto in queste ore alla mamma Irene che, dopo aver partorito il quarto figlio Gabriel, ha corso un grave rischio per la sua vita, rappresenta il più evidente monito per chi, più per questioni di opportunismo e ricerca di consenso che per buon senso e razionalità, strumentalizza la chiusura del punto nascita di San Vito al Tagliamento.
L’evidenza dei fatti è che ciò che raccontava la statistica, recepita nelle norme in vigore che fissano in 1.000 parti la soglia per definire adeguata la sussistenza di un punto nascita, oggi trova una lapalissiana conferma, una concreta riprova che non deve essere sottaciuta.
È andata bene ed è sicuramente merito anche dell’equipe professionale (medici, infermiere, ostetriche…) cui va riconosciuta la stima e l’apprezzamento per la competenza dimostrata. Come da sempre sostengo il numero di casi affrontati fa formazione sul campo.
Inoltre è fondamentale la presenza di strutture e macchinari adeguati che, per ovvi motivi di razionalità delle risorse economiche, non possono essere presenti in tutte le sedi sanitarie della provincia di Pordenone o nel resto della Regione.
Infatti, dovesse ripetersi un evento analogo in sedi diverse dal nosocomio di Pordenone le sorti della malcapitata Irene sarebbero state affidate alla buona sorte e a un’inevitabile trasferimento verso l’ospedale della città.
Personalmente e nell’interesse delle future madri e delle loro creature mi auguro che si giunga al più presto a una riorganizzazione dei punti nascita con l’attivazione di un unico reparto provinciale nel nuovo ospedale di Pordenone.
E pertanto rinnovo l’invito a tutte le parti politiche e ai vari comitati a ricondurre, in particolare nel Sanvitese, le legittime battaglie sulla sanità, perché nessuno può sostenere che tutto stia andando per il meglio, a un maggior senso di responsabilità.
Rasserenando gli animi si potrà puntare su obiettivi condivisibili per dare funzioni chiare agli ospedali del Friuli Occidentale che nessuno vuole chiudere ma che vanno organizzati su principi cardine quali l’integrazione, la specializzazione e la garanzia di un’offerta sanitaria di prossimità.
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